Recensioni

Albarani, Badaloni, Barberini, Barone, Cospito, Di Stefano, Galli, Garin, Stevani Colantoni, Vanzulli, Zanantoni, Gramsci e la storia d’Italia, Milano, Edizioni Unicopli, 2008, pp. 270, 15 €

Gramsci e la storia italiana

Di Antonio Barberini

I saggi raccolti in questo volume sono in parte gli interventi del Convegno svoltosi alla Camera del Lavoro di Milano in occasione dell’Anno gramsciano, il 22 marzo 2007, e organizzato dal Centro Filippo Buonarroti in collaborazione con Marzio Zanantoni: per arricchire il volume e renderlo più completo abbiamo ritenuto opportuno aggiungere alcuni importanti scritti di Nicola Badaloni, Eugenio Garin ed Angela Stevani Colantoni.
Il Convegno è stato pensato ed organizzato in occasione del settantesimo anniversario della morte di Antonio Gramsci. Spiace dover registrare anche in questa occasione il disinteresse e l’assenza della Milano accademica ufficiale, come del resto avevamo già verificato nel 2004 quando avevamo organizzato il Convegno su Antonio Labriola

Luciano Canfora, La storia falsa, Rizzoli, Milano, 2008, pp. 319, 17 €

Ancora sulla «strana lettera» del 1928

Di Guido Liguori

Il recente libro di Luciano Canfora, La storia falsa (Milano, Rizzoli, 2008, pp. 319, euro 17), è dedicato a illustrare e indagare una serie di casi di documenti storicamente rilevanti ritenuti, a torto o a ragione (a ragione, per l’autore), documenti falsi o falsati, inventati di sana pianta o astutamente manipolati. Si va dalla lettera di Pausania di Sparta al re di Persia ad alcuni discorsi di cui parla Tucidide nella Storia e alla lettera di Bruto, dal “testamento di Lenin” alla lettera scritta da Ruggero Grieco a Gramsci (ma anche a Terracini e a Scoccimarro) in carcere nel febbraio 1928. È per quest’ultimo episodio che in questa sede il libro di Canfora interessa e si vuole segnalare. E del resto

Giancarlo Lehner, La famiglia Gramsci in Russia, con i diari inediti di Margarita e Olga Gramsci, Mondadori, Milano 2008, pp. 306, 20 €

Il ritorno di Lehner
Di Guido Liguori
 
La storia della ricezione gramsciana è piena di tentativi più o meno felici di annettere il marxista e comunista sardo ad altri campi politici. Molto spesso tali tentativi hanno il fine di contrapporre la grandezza, o comunque l’apprezzabilità di Gramsci, alla presunta bassezza, efferatezza, malvagità dei suoi compagni di partito, in particolare di Togliatti. Esaltando il primo, si cerca di colpire i secondi, come scrisse Togliatti stesso di fronte ai primissimi tentativi del genere, nel dopoguerra. Naturalmente un conto è se tale operazione la tenta Benedetto Croce (nel 1947, recensendo le Lettere; ma facendo onesta marcia indietro l’anno dopo, iniziando lo studio dei Quaderni), un conto è se la fa gente come Giancarlo Lehner, parlamentare berlusconiano dagli anni ‘80 impegnato – tra i fedeli di Craxi – sul fronte della “lotta storiografica” contro il Pci. Ora Lehner torna ai suoi primi amori, pubblicando un libro su La famiglia Gramsci in Russia, con i diari inediti di Margarita e Olga Gramsci (Milano, Mondadori, pp. 306, euro 20).

Angelo d'Orsi (a cura di), Bibliografia gramsciana ragionata I. 1922-1965, Viella, Roma, 2008, pp. 354, 45 €

Il primo volume della Bibliografia Gramsciana Ragionata Di Marco Albeltaro

La nostra è l’epoca degli «opinionismi», anche in ambito storiografico, per cui sovente capita di sentire accreditate come vere le più assurde invenzioni e le più improbabili elucubrazioni. Serve quindi una bussola per orientarsi tra il vero e il falso, tra gli studi seri e quelli raffazzonati, tra i contributi meritevoli di rimanere capisaldi della storiografia e i testi destinati a durare poco più di un giorno. Questa bussola è data dalle bibliografie – delle “biografie ragionate” in primo luogo – che, come sosteneva Luigi Firpo, servono più per «togliere» che per «mettere». Per «sceverare il grano dal loglio», scrive Angelo d’Orsi nella Presentazione del primo volume della Bibliografia gramsciana ragionata I. 1922-1965 (Roma, Viella, 2008, pp. 354) da lui ideata e diretta. Questo volume, il primo di una serie di tre destinati a coprire l’arco temporale 1922-2007, costituisce uno dei più importanti e ambiziosi contributi alla conoscenza dell’opera di e su Gramsci degli ultimi anni.

Fabio Vander, Livorno 1921. Come e perché nasce un partito, Piero Lacaita Editore, Manduria-Bari-Roma, 2008, 12 €

Gramsci a Livorno (e a Lione)

Di Guido Liguori

Il nuovo lavoro di Fabio Vander, Livorno 1921. Come e perché nasce un partito (Manduria-Bari-Roma, Piero Lacaita Editore, 2008, euro 12) ha un obiettivo dichiarato – dimostrare che la nascita del Partito comunista d’Italia «avesse ragioni essenzialmente italiane» (p. 7) –, ma si inserisce in un orizzonte interpretativo più ampio, perseguito da tempo dall’autore, teso a dimostrare che il vero cancro della democrazia italiana, e segnatamente della sinistra italiana, sia il consociativismo (o trasformismo o tendenza al compromesso): un unico filo rosso – viene anche qui ribadito – che va dal Cavour del “connubio” a Giolitti e al giolittismo, con il suo pan-dan turatiano, al Togliatti della “svolta di Salerno”, fino al Berlinguer del “compromesso storico”, fino alle vicende più recenti (ma di questi ultimi sviluppi in questo testo non si parla) dei postcomunisti