Recensioni

Leonardo Rapone, Cinque anni che paiono secoli. Antonio Gramsci dal socialismo al comunismo (1914-1919), Roma, Carocci, 2011, pp. 424, 28 €.

Gramsci, gli anni che lo portarono dal socialismo al comunismo
Di Pasquale Voza

Il denso e interessante volume di Leonardo Rapone, Cinque anni che paiono secoli. Antonio Gramsci dal socialismo al comunismo (1914-1919) (Carocci, 2011), oltre a dar vita ad una giusta e doverosa attenzione critica, ha registrato anche qualche approccio tendente a ricavarne un pastiche di idee e di suggestioni politico-culturali da assemblare e da accostare alle più varie e diverse figure ed esperienze del primo Novecento, senza alcuna, reale intelligenza storica.
Ora, è giusto non guardare agli anni giovanili di Gramsci come ad una fase meramente preparatoria del Gramsci maturo e carcerario (come più volte, di recente, lo storico

GRAMSCI GLOBALE

Michele Filippini, Gramsci globale, Guida pratica alle interpretazioni di Gramsci nel mondo, Bologna, Odoya 2011, pp. 174, 13 €.

Di Guido Liguori

Chi sono i protagonisti di questo libro, a un tempo serio e piacevole? Ce lo dice subito un risvolto di copertina che gioca un po' con la "detective story", presentando i "protagonisti" del lavoro di Filippini come fossero altrettanti personaggi di un giallo di Maigret o Poirot in edizione popolare. Leggiamo l'elenco: «Antonio Gramsci, il protagonista. Partha Chatterjee, l'indiano che ascolta i subalterni. John Fonte, l'uomo del think tank. Ranajit Guha, il decano degli storici indiani radicali. Stuart Hall, l'inglese-giamaicano che studia i fenomeni culturali. Rush Limbaugh, il conservatore con l'audience più alta. James Thornton, il predicatore pazzo. Cornel West, l'intellettuale

Francesca Chiarotto, Operazione Gramsci. Alla conquista degli intellettuali nell’Italia del dopoguerra, con un saggio introduttivo di Angelo d’Orsi, Milano, Bruno Mondadori, pp. 233, 2011, euro 20

Francesca Chiarotto: Operazione Gramsci
Di Guido Liguori Nell’ormai lontano 1988 Eric Hobsbawm ci aveva informato del fatto che, secondo una ricerca dell’Unesco, Gramsci era il saggista italiano più conosciuto nel mondo dopo Machiavelli. Ora Angelo d’Orsi aggiorna il dato della fortuna del comunista sardo scrivendo che «Gramsci è oggi uno dei duecentocinquanta autori più letti, tradotti, citati e discussi di tutti i tempi, di tutti i paesi e di tutte le lingue e di ogni genere». Se la fortuna di Gramsci, non solo in Italia, è di tale portata, il motivo va ricercato anche in questa Operazione Gramsci, come recita il titolo del recente libro di Francesca Chiarotto (la citazione di D’Orsi è tratta dal saggio introduttivo contenuto nel

Annamaria Baldussi, Patrizia Manduchi (a cura di), Gramsci in Asia e in Africa, Cagliari, Aipsa, 2010, pp. 360, 20 €.

Di Giorgio Serra

Il volume Gramsci in Asia e in Africa, a cura di Annamaria Baldussi e Patrizia Manduchi, (Cagliari, Aipsa, 2010, pp. 360), raccoglie gli atti di un convegno omonimo svoltosi a Cagliari nel febbraio del 2009. Organizzato dal Dipartimento Storico Politico Internazionale dell'Età Moderna e Contemporanea della Facoltà di Scienze politiche della Università di Cagliari insieme alla Associazione Terra Gramsci Igs Sardegna e alla Fondazione Istituto Gramsci di Roma, fu fortemente voluto del compianto Giorgio Baratta, che ne fu discreto suggeritore. Al convegno parteciparono ricercatori, soprattutto giovani, che scandagliarono molte delle direzioni in cui si dirama l'accoglienza del pensiero

Chiara Meta, Antonio Gramsci e il pragmatismo. Confronti e intersezioni, Firenze, Le Càriti Editore, 2010, pp. 260, 32 €.

Gramsci e il pragmatismo

Di Guido Liguori

Vi è stato un tempo in cui gli interpreti di Gramsci si dividevano fra coloro i quali privilegiavano la formazione del giovane (o giovanissimo) Gramsci, e quelli che, all'opposto, puntavano i riflettori sul "leninismo" dell'autore dei Quaderni, cioè sul suo incontro prima con la Rivoluzione d'Ottobre e poi con il pensiero di Lenin, soprattutto negli anni 1922-1923, quando il comunista sardo soggiornò in Unione Sovietica, frequentò i vertici del comunismo internazionale e vide da vicino lo sforzo di riflessione anche autocritica in cui