Recensioni

Politica e amori di Gramsci a Mosca

Noemi Ghetti, La cartolina di Gramsci. A Mosca, tra politica e amori, 1922-1924 (Roma, Donzelli, 2016, pp. 221)

Politica e amori di Gramsci a Mosca

di Lea Durante

L’ultimo libro di Noemi Ghetti, La cartolina di Gramsci. A Mosca, tra politica e amori, 1922-1924 (Roma, Donzelli, 2016, pp. 221) prende le mosse da una doppia cartolina scritta nella città di Ivanovo Voznesensk da Gramsci e da Julia Schucht nella notte del 16 ottobre 1922 a Eugenia Schucht, rispettivamente compagna e sorella degli autori, ricoverata nel sanatorio di Serebrianj Bor, alle porte di Mosca, per una transitoria paralisi delle gambe, di probabile origine nervosa. La cartolina, nota dal 1987 grazie a Mimma Paulesu Quercioli, cugina di Gramsci, ma mai esaminata prima con tanta attenzione, presenta diverse ragioni di interesse, rese più chiare dai recenti studi che negli ultimi anni hanno consentito un approfondimento  della biografia di Gramsci.

È proprio in questo ambito che si colloca l’eclettico lavoro di Ghetti, che dichiara subito il proprio debito nei confronti degli studi decisivi di Maria Luisa Righi, che hanno consentito di stabilire, attraverso l’identificazione di Eugenia come destinataria di tre lettere che si pensava fossero destinate a Julia, l’esistenza di un legame sentimentale fra Gramsci e la maggiore delle sorelle Schucht prima della relazione con la futura madre di Delio e Giuliano.La cartolina viene scritta all’una di notte dalla stanza di un albergo dove Gramsci e Julia sono insieme dopo aver partecipato a una riunione politica, e rivela a Eugenia un’intimità fra i due che, alla luce delle nuove acquisizioni, lascia prefigurare gli esiti successivi. Il tono scherzoso, i disegni a fumetto, le parodie letterarie non diminuiscono, anzi accentuano il carattere di comunicazione polisemica del documento e mostrano un codice ricco di elementi rivelatori.Ma la cartolina, esaminata parola per parola, segno per segno, è in realtà se non il pretesto, il centro motore di una ricerca e di una narrazione reticolare che costruisce diramazioni in più direzioni, raccogliendo e amplificando tutti gli spunti possibili. Lavora così, Noemi Ghetti, in modo reticolare, anche fra un libro e l’altro: e se  L’ombra di Cavalcanti eDante passava chiaramente  il testimone a Gramsci nel cieco carcere degli eretici (i due libri precedenti, usciti entrambi da L’asino d’oro nel 2011 e nel 2014), il legame di quest’ultimo con La cartolina di Gramsci è ancora più stretto, nei temi, nelle argomentazioni, nelle linee interpretative di fondo.Sono molti infatti i nodi ritornanti, in particolare il rapporto di Gramsci con le donne, che si articola sia attraverso gli aspetti familiari e sentimentali che quelli teorici e politici, e il rapporto di Gramsci con il marxismo dell’Internazionale e con il partito italiano.Accanto al modello a rete, Ghetti mette anche in atto una strategia concentrica  che costringe i documenti – riportati e riprodotti più volte, e quindi più volte offerti a una lettura sempre più ravvicinata – a una vera e propria vivisezione non solo filologica ma anche psicanalitica, che reclama dai lettori un coinvolgimento empatico e letterario.In questo doppio schema compositivo sta una parte del fascino del libro, che sposta continuamente il focus in orizzontale su momenti, ipotesi, personaggi, luoghi diversi, e in verticale sul corpo a corpo con singole frasi, minuti dettagli, elementi particolari.La cartolina di Gramsci è insieme un documentato saggio storico e un avvincente racconto, e ricostruisce pezzi del soggiorno di Gramsci in Russia fra il 1922 e il 1923, mettendo in relazione vicende e situazioni che più in generale richiamano il clima della Rivoluzione russa appena compiuta e già in difficoltà: la storia della delegazione italiana presso l’Internazionale, impegnata nella difficile trattativa per la ricomposizione di socialisti e comunisti nel momento della prova di forza del fascismo, la marcia su Roma; il pensiero delle donne protagoniste della Rivoluzione ma impossibilitate a portare avanti un progetto di reale liberazione della società dal vecchio ordine borghese, a partire da Aleksandra Kollontaj e Inessa Armand, il racconto dell’amore di Gramsci per Eugenia prima e per Julia poi.Ghetti compone un mosaico che in tutte le sue parti ha, accanto al rispetto severo per l’intera vicenda, una caratteristica di fondo e cioè uno scetticismo prepolitico nei confronti del marxismo e del socialismo, che si potrebbe sintetizzare e spiegare con una frase di Massimo Fagioli, suo importante riferimento culturale, riportata in Gramsci e il cieco carcere degli eretici: «Il socialismo, l’ideale dell’identità umana che sa amare gli altri, non sa camminare, è zoppo, e cade ogni volta che fa, svelto, dieci, cento, mille passi avanti. Fallire la ricerca della conoscenza dell’irrazionale fa perdere la vitalità e si diventa anaffettivi e razionali». A partire da questa premessa, si inquadrano le ragioni che portano l’autrice a leggere un contrasto fra Gramsci e Lenin, dimostrato fra l’altro, a suo avviso,  dal proposito di Gramsci di tradurre con Julia il romanzo di Bogdanov La stella rossa, o quelle che la portano ad aderire alla schiera dei sostenitori, peraltro nutrita, di un contrasto così forte fra Gramsci e il partito da avallare l’idea di un complotto ai danni del comunista sardo in carcere di cui la famosa lettera di Ruggiero Grieco sarebbe la prova. O addirittura, per questa via, a sostenere che di fatto la revisione del marxismo operata da Gramsci sia una vera e propria fuoriuscita dal marxismo stesso. Ghetti dirige particolarmente la sua attenzione verso il Gramsci fautore di un “nuovo umanesimo”, capace di comprendere tutti gli aspetti dell’umano, anche quelli, appunto, legati alla sfera dell’”irrazionale”. È un obiettivo importante, che può però completare e arricchire il quadro del dirigente comunista e del pensatore marxista, non certamente  rovesciarlo nel suo contrario.

(già in Critica marxista, 2017, n. 6)